Desolina Amalia Tupone
Da un racconto di Roberto Carlini tratto da alcuni documenti processuali ritrovati presso l'Archivio di Stato di Teramo.
Era figlia del quarantunenne orefice Carmelo Tupone (che tutti chiamavano Carmine) e della benestante ventiduenne Antonia Primiani (originaria di Termoli) e Desolina venne battezzata nella chiesa di San Nicola nel quartiere Sacca, dove i genitori avevano casa e bottega.
Desolina l'11 novembre 1816 sposò Francesco Santini, benestante pastore di Fornisco, un piccolo villaggio di montagna, frazione di Valle Castellana, in provincia di Teramo.
Le famiglie Tupone-Santini, si conoscevano perché i padri degli sposi erano dello stesso partito (erano Giacobini, stavano coi repubblicani e i Francesi, combatterono i Borbone e il padre di Francesco, anche lui di nome Carmine, venne ucciso dai briganti. Carmine Tupone invece soffrì processi, galera ed esilio, ma sopravvisse a quegli anni di guerra civile). Inoltre erano uniti da affari di commercio, di affitto dei pascoli dalle parti di San Martino in Pensilis e dal transito bi-annuale a Lanciano e Vasto con le pecore in transumanza.
La giovane coppia riuscì a sopravvivere alla fame e all'epidemia di tifo petecchiale degli anni 1816-1817 ma, il 15 maggio 1823, Francesco morì lasciando Desolina vedova con tre figlioletti (Michele, Maria Beatrice e Maria Carolina).
Desolina si risposò il 2 aprile del 1826, con Angelo Maria Giovannini, il fabbro del villaggio, un brav'uomo, ma frigido, quasi impotente. Lei, insoddisfatta del nuovo marito, si fece diversi amanti e cercò di avvelenarlo somministrandogli della cantaride. Il marito sopravvisse e la denunciò al Giudice per tradimento, furto e tentato avvelenamento, ma poi ritirò la denuncia. Furono comunque fatte le indagini di rito e il caso archiviato.
Desolina non desistette dall'idea di avvelenare il marito e ci provò con riti e pozioni magiche, ma lui, avvisato, stava in guardia e la scampò.
Desolina ebbe comunque da Angelo Maria Giovannini, un figlio, di nome Giuseppe.
Desolina si fece poi un amante fisso, il primo eletto del Comune, un tipo violento e prepotente, un po' bullo un po' camorrista.
Il marito di Desolina, timoroso delle fatture magiche della moglie e della fama dell'amante, fu costretto ad un menage a trois e dormivano in tre nello stesso letto.
Dopo diversi tentativi, i due amanti, a dicembre del 1827, uccisero barbaramente Angelo Maria Giovannini e ne nascosero il corpo.
Vennero però scoperti, arrestati, incarcerati, processati e condannati a morte.
La notte di Natale del 1828, Desolina evase rocambolescamente dal carcere di Teramo (prima e unica donna riuscita a farlo), ma venne riacciuffata.
I due amanti vennero ghigliottinati a ottobre 1829.
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